Milano poesia: Carla Viganò

di Pablo Paolo Peretti
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  1. Cosa significa essere un poeta al giorno d’oggi?

Essere poeta è una condizione, lo si è con la testa e nella vita di tutti i giorni ma quando la poesia trasferisce sulla carta o una tastiera un vissuto un’idea, un’immagine è in sostanza per condividerla con chi leggerà.
Ma la poesia deve anche essere coraggiosa e oggi ancor di più per non essere prerogativa di una èlite.
Il poeta ha stranezze visionarie anche allucinazioni, ma solo se si abbandona è credibile. Anche chi legge poesia e specchiandosi si ritrova, soddisfa un’esigenza, vuole creare un filo tra l’enigma e la soluzione ma chi la scrive va oltre, infatti attraverso la parola, il concetto e il suono interpreta se stesso e si offre incondizionatamente.

2. Poeti si nasce o si diventa? Raccontaci il tuo percorso.

Poeti alla nascita lo siamo potenzialmente tutti, ma in seguito solo chi affina la propria scrittura
e lo fa con dedizione può attraverso un percorso costante e impegnativo diventarlo in base alle proprie attitudini.
Io non mi definisco poeta, il mio essere naïf me lo impedisce ma credo di aver dedicato ad essa molte energie e molto tempo e di questo ne sono felice .

3. Cosa non ti piace e ti piace della poesia in generale? Chi ti ha influenzato e chi hai evitato di assomigliare … e perché!
3) Della poesia mi piace tutto ,quindi spazio tra le varie forme soffermandomi per mia scelta su quelle a me più congeniali con maggior entusiasmo.
Mi piacerebbe dire che mi ha influenzato Raymond Carver, solo perché è uno tra i miei preferiti ma oserei nel farlo perché i modelli di riferimento spesso sono inavvicinabili e ti relegano a uno stile e la mia natura così molteplice non me lo permette.
Evito però con cura di assomigliare alla poesia ottocentesca ,rifuggo la rima capillarmente.

4. Devi usare 4 libri di poesia da regalare al tuo peggior nemico. Hai qualche titolo o nome di autore e perché? 
Premesso che al peggior nemico regalerei solo libri fantasy ,mi ripeto non ho autori sgraditi, semmai marginali per mio gusto. Regalare libri di poesia è una forma d’amore tra le più belle ,forse al nemico farebbe bene riceverne per farti conoscere e raggiungere un accordo.

5. In Italia ci sono circa 4 milioni e mezzo di poeti o presunti tali… ti fa paura la concorrenza?
Il numero di chi scrive poesia supera di gran lunga il numero di chi la legge e questo è veramente un grande problema, non fa certo bene alla poesia stessa e alla sua divulgazione. No… parlare di concorrenza in ambito culturale non lo trovo giusto e nemmeno producente.

6. Dicono che la poesia non vende, oppure solo pochi eletti riescono ad avere una certa notorietà. Cosa ti aspetti da te ? Fama, riconoscenza oppure solo piacere di piacerti.
Dalla poesia non mi aspetto nulla personalmente. Chi scrive per raggiungere la fama ha trovato il modo esatto per non averla, ma anche chi si compiace della propria scrittura rischia nel tempo di deludere e deludersi.

7. Dove e quando scrivi? Ha un determinato orario la tua cretività o luogo dove si fa sentire ancora di più?
Una volta scrivevo ovunque ,mi capitava di prendere appunti anche al supermercato, su un tram in un bar, poi sono diventata più metodica ,preferisco farlo la sera o meglio ancora la mattina presto e spesso lo faccio con un sottofondo musicale.

8. Quali poeti sconosciuti al grande pubblico ma notevoli che hai letto e ammirato  nei social ti hanno colpito e perchè?

Attraverso i social ho conosciuto realtà interessanti ,scrittori di un profilo molte volte di gran lunga più valido di alcuni pubblicati da case editrici importanti che in più li promuovono perché se lo possono permettere (rischiando però a volte un “prodotto” di impronta consumistica ) . Sono molti i poeti del web ,o meglio che utilizzano la piattaforma per confrontarsi e che poi pubblicano ,utilizzando la rete come mezzo di lancio e che attraverso la stessa possono farsi conoscere e apprezzare ,potrei fare molti nomi.

9. Diceva Charles Baudelaire ”Il peggior nemico di un poeta è un poeta ”. Cosa voleva dire secondo te. Sei d’accordo?

Baudelaire nella sua frase “ il peggior nemico di un poeta è un poeta” credo volesse riferirsi al male che un poeta fa a se stesso ,perchè spesso nei suoi versi si ama e contribuisce a ferirsi con una forma di narcisismo deleterio e a volte per contrasto potrebbe odiarsi .

10. Devi invitare un poeta a cena. Tra quelli ancora in vita e no, chi sceglieresti e perchè?

In una cena inviterei tra quelli del passato Leopardi che mi ha fatto innamorare con i suoi versi alle scuole elementari ma anche diametralmente opposto Lawrence Ferlinghetti .Tra i contemporanei che potrei realmente vedere dal vivo, quelli che seguo costantemente ogni giorno attraverso i blog e le comunità poetiche . Ma mi piacerebbe trovarmi a tavola con una donna poeta come Patrizia Valduga perché penso sarebbe un incontro “fatale”… chissà che mai mi riveli cose inedite del suo compianto compagno ,il grande poeta Giovanni Raboni.

Biografia

Sono nata a Milano, da sempre interessata alle arti figurative ho conseguito la maturità artistica nel 1976. Mi sono avvicinata alla poesia ,prima leggendola assiduamente poi componendo haiku e in seguito scrivendo testi quando il maggior tempo a disposizione me lo ha permesso. Nel 2016 ho pubblicato la mia prima raccolta “Soffio nelle crepe” e nel 2019 “Ritocchi marginali.

Le mie poesie

sembra appartenerti alla fronte
quella farfalla
al suo sussultare
ti fa un mesto pensare
quanto sul tuo capo
si sia nel tempo
appoggiato
qualche pensiero d'arte
e di incompiuta malinconia
Qualcuno c'è morto felice
dove vuoto
l'azzurro soffre
del contorno spoglio
di un battito al cielo
e del mancato volo
sarai tu la cupola
che hanno per te le ali

 

 

gli amanti
l'errato appuntamento
di stili occasionali
a scambiarsi medaglie
di coraggio
a inventare chiavi
di svolta
nei febbrili occhi
di lumaca
inginocchiati sulle dune
del copriletto
cosparso di riso
che in grani
trafigge
il riformatorio del piacere
nei virtuosi istanti
di punizione casuale
e assoluzione divina

 

 

non mi fermo sulla grafica
un particolare grigio
trovato nella polvere
l'estrazione
in qualcosa che trabocca
(qui manca l'aggettivo)
ma posso cercarlo
e guarire la carta malata
adattarla al tempo
anche in forma artificiale
scorrere in significati
senza un dio critico
esalando meditazioni
ricominciare a palpitare
(qui serve l'aggettivo)
ma devo continuare
chiedere alla sibilla
il diritto di usare la mancanza

 

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