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Pablo Paolo PerettiDiPablo Paolo Peretti

INTERVISTA A CATIA SIMONE

1) Chi puo' essere definito un poeta e perché?

Un poeta per me è colui o colei che con talento e dono della sintesi riesce a scrivere quello che gli altri, leggendoci, avrebbero voluto raccontare o confidare. Il poeta è un medium. Non smuove tavoli, né fa tremare porte e finestre. Suscita emozioni, restituisce quello che il mondo vomita ogni giorno, con i versi e le parole. Poeti si nasce, non si diventa, ha ragione Brodskij. Il resto è talento, disciplina e scrittura. Non s'inventa nulla. Si trasforma.

2) Come nascono i tuoi componimenti poetici? Dove trae spunto la tua creatività?

Dalla quotidianità, da una luce, da un'immagine, dai dolori che ci portiamo dentro e dalle gioie trattenute. Ma soprattutto dall'umanità o disumanità che ci circonda.

3) Chi ti ha influenzato come poeta, e perché?

Amo Anne Sexton per il crudo realismo con cui descrive la sua vita. La trovo meno ermetica e più efficace di Sylvia Plath che seppur bravissima è sicuramente più difficile, più colta. Amo Alda Merini e Wyslawa Szimborska per lo stile chiaro e preciso e l'ironia con cui affrontano temi scomodi. Gli aforismi di Alda poi hanno fatto storia. Amo Brodskji e il suo amore per Venezia e il suo vissuto evitando l'autocompiacimento anche nei suoi scritti. Assieme a lui non posso non ricordare la Cvetaeva e la Achmatova, e Pound per la difesa strenua di certe sue posizioni che lo hanno condannato ma che non hanno scalfito la sua poesia e l'amore che ha nutrito per il nostro paese. Poeti che ho omaggiato andando all'Isola di San Michele a Venezia ove sono sepolti. Amo Dante, ho letto tutto l'Inferno e da lì non si può prescindere, la Divina Commedia è  il libro dei libri. Contiene l'attualità, la cronaca, l'orrore l'amore, la religione e il nostro meraviglioso paese e i suoi protagonisti che da allora, a quanto pare, sono cambiati poco. Argomenti trattati anche nello Zibaldone di Leopardi eterno come lui. Sono innamorata di Flaiano pungente e realista,visionario e terribilmente attuale, basta rileggere un Marziano a Roma, e poi Borges e la sua visione della poesia e della letteratura, colta sì ma sognante e ottimista,  da vivere come sogno che è poi lo spirito con cui affronto questo mio viaggio come scrittrice.

4) Devi elogiare 3 poeti recenti oppure scomparsi e purtroppo dimenticartene altri 3. Quali sono e quali libri salvi o rinneghi?

Come contemporanei adoro Michele Mari, Julio Cortazar e Francois Nedel Aterre.  Non rinnego nulla perché leggo quello che mi piace e perché ho anche la fortuna di avere ottimi e colti suggeritori.

5) Cosa ne  pensi di Rimbaud che asseriva che il peggior nemico di un poeta è un altro poeta?

Rimbaud non si discute, ma questa mi pare una frase a effetto, come tante. Nei poeti che leggo e ammiro non vedo nemici ma risorse da cui attingere per migliorarmi.

6) E' più facile scrivere poesia o narrativa?

Assolutamente per quanto mi riguarda, è più facile la poesia e i racconti. Sto ultimando un romanzo e mi rendo conto che la narrativa ha bisogno di pagine di respiro e abituata alla sintesi come sono, non è facile, ma ce la faremo. E' un'altra sfida che voglio vincere.

7) In Italia si pensa ci siano circa quattro milioni di ipotetici poeti. Come riconosci chi fa poesia da chi scrive bei pensierini che vengono confusi con la stessa?

Dalle letture che faccio. La qualità si riconosce sempre.

8) Come reagisci quando ti chiamano poeta?

Ne sono immensamente orgogliosa.

9) Hai qualche poeta che hai conosciuto nel virtuale che vale la pena seguire? E se si, come si chiama/chiamano e che libri consiglieresti.

Francois Nedel Aterre e Franz Krauspenhaar, due fuoriclasse indubbiamente che conosco personalmente e che ho letto. I loro titoli Mistica del Quotidiano di Francesco e di Franz, Effekappa. Lorena Viganò è una sorpresa giorno dopo giorno anche se non ha mai pubblicato. E Pablo Paolo Peretti una conferma da anni. Non dimentico  Anna Maria Ercilli e il suo tocco magico ed elegante. Una menzione speciale per Gian Ruggero Manzoni e la sua visione poetica e artistica che mi ha insegnato tanto.

10) Hai la possibilità di andare a cena con un poeta o poeti ancora in vita o scomparsi. Con chi vorresti trascorrere la serata e perché?

Sicuramente Borges , Anne Sexton e Alda Merini. Il primo per sentirlo declamare i miei versi in spagnolo nell'ultima raccolta che ho pubblicato Tu me comprendes dopo un lauto pasto e una bella bevuta. Con Anne e Alda farei una serata a tre per raccontarci le nostre vite senza il necessario bisogno dei versi. Una bella chiacchierata a base di birra, sigarette e verità scomode e inconfessabili, insomma roba tra donne e che donne! Per quanto riguarda quelli ancora in vita... dunque .... ah sì, ecco Lucio Battisti cantava:

 "Ancora tu, (Pablo)? Ma non dovevamo vederci più?".

Grazie a tutti!

Catia

 

Bio-bibliografia Catia Simone

 

Nata a Bari nel giugno del 1967, sono arrivata trent’anni fa a Bardolino dove attualmente risiedo da più di trent’anni. Sposata con due figli, nella vita mi occupo di vendite di prodotti alimentari in qualità di agente di commercio.

Tu me comprendes è il mio settimo libro di poesie uscito dopo "L'amore è una verità che non si può trascurare" edito da Oèdipus.

Con il mio Esordio.it della piattaforma Feltrinelli, nel 2015 sono arrivata fra i primi tre finalisti con l’opera Tu mi provochi poesie che ha riscosso un notevole successo di critica e vendita.

Ho pubblicato vari racconti sulla rivista letteraria Inchiostro e in varie antologie di importanti editori come Perrone e Historica edizioni.

Collaboro con l'associazione culturale il Furore dei Libri di Rovereto, scrivendo e organizzando eventi letterari anche all'estero. Ho partecipato tre anni fa sempre con il Furore dei libri alla settimana della Cultura italiana in Moldavia organizzata dall’associazione Dante Alighieri, la stessa che ha curato la mia prima presentazione a Copenaghen lo scorso 21 marzo, dell’Amore è una verità… e come quest’anno, sempre a Copenaghen, ospite dell’associazione Incantos dove ho presentato un racconto tradotto in danese.

Partecipo assiduamente da oltre dieci anni al forum Leggere e scrivere del Corriere della Sera come opinionista freelance.

Ho collaborato con il compianto Andrea G. Pinketts con un racconto scritto per una raccolta fondi a favore dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma, inserito nel libro Dritto al Cuore. 

Attualmente sto ultimando il mio primo romanzo.

 

Catia Simone

POESIE DI CATIA SIMONE 

Tu me comprendes 2019)
Non tollero che tu mi tolleri

e non sopporto che tu mi sopporti.
Il cielo questa sera è stanco di recitare l'estate
e pretende il suo colore notturno.
Chiudi la finestra,
spegni la luce.
Io esco
insieme a una falena.
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(L'amore è una verità che non si può trascurare 2017)
La controra offre la gioia di stare insieme
il vento, il caffè, il pianto di un bimbo
l'arancio nasturzio sfiorito da poco
bastano come preludio?
E invece vai via
mormorando la digestione
mentre la palpebra si schiude nell'ombra
come la bocca nello sbadiglio
di un sonno leggero nel tardo mattino.
Fuori c'è il sole
un viale ti aspetta fino al tramonto
è l'uscita di un nuovo domani
un giorno in meno sul nostro futuro
ore su ore che conto da mesi
invano
in attesa che tu mi sorprenda
restando.
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(Tu mi provochi poesie 2014)
L'origine
Chiusa nell'angolo stretto
della mia dimora oscura
fluttuavo serena e sicura
tra la placenta e il retto.
Mi dicevo:
vedrai la luce
ma non prima del tuo alluce
macchiato da un bel nevo.
Sentivo un forte chiacchiericcio
e voci urlanti di dolore
non ero figlia dell'amore
ma solo un podalico carniccio.
Storta ancor prima della vita
quella vera che accoglie tra le mani
la testa e anche il tuo domani
che a me l'han strappato dalle dita
o- meglio - avrebbero tentato
l'aggancio al suo contrario
e, invece, battendo il calendario
con una capriola la vita ho regalato
a lei che esausta e partoriente
madre ripetente troppe volte
sette volte donne sette
mi ha dato un bel respiroin mezzo al niente.
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(La persiana 2018)
Voglio essere per me l'amica più importante
l'elogio del mio io
lo canterò in disparte
e non avrò paura della solitudine
perché sono già sola in questa moltitudine.
L'amicizia è un momento effimero
illuminato con il fuoco di un fiammifero.
C.S.
Marie MorelDiMarie Morel

Nella Nobili, la poetessa ritrovata.

 

La poetessa ritrovata, così è stata definita Nella Nobili, sconosciuta ai più in Italia, ma piuttosto nota in Francia, dove si trasferì alla ricerca della libertà, poiché in patria si sentiva incompresa.

È stata riscoperta da Maria Grazia Calderone, anch’ella poetessa e scrittrice, che ha curato per la casa editrice Solferino una raccolta di poesie della Nobili, “Ho camminato nel mondo con l’anima aperta”.

La prefazione del libro è quasi un romanzo breve, in cui Maria Grazia Calderone ha ricostruito, attraverso documenti e testimonianze, la vita della poetessa, per restituire dignità e forza alla sua voce dimenticata in Italia.

La vita di Nella Nobili è una storia di miseria e lavoro, coraggio e passione: nata nel 1926 a Bologna in una famiglia poverissima, Nella incontra la poesia per la prima volta in quarta elementare, nei versi di Ada Negri e ne rimane folgorata. Non può permettersi, purtroppo, di continuare gli studi e deve lasciare la scuola dopo la quinta elementare, ma non si rassegna al suo destino, che la vuole relegata, ignorante e silenziosa, ai margini della società. Continua a leggere in ogni momento libero dall’estenuante lavoro in fabbrica, a studiare da autodidatta, soprattutto l’inglese e il tedesco, per tradurre i libri degli autori stranieri a cui si appassiona e la poesia diviene la sua unica ragione di vita. Comincia a scrivere e, ben presto, a farsi conoscere nei circoli intellettuali bolognesi, fino a quando, aiutata dal pittore Giorgio Morandi e da Giuseppe Galassi, direttore del “Corriere della sera”, nel 1948 approda a Roma nel salotto letterario di casa Bellonci, con la sua semplicità, con la sua povertà, con il suo unico vestito “buono”. Lì, gli intellettuali italiani le affibbiano l’etichetta di poetessa operaia e proletaria, di cui comincia a sentirsi prigioniera, oltre che della fabbrica. Nella rifiuta le etichette, vuole sentirsi libera di esprimere se stessa nella poesia, compreso l’amore proibito per le altre donne, cosa che per l’Italia dell’epoca era inconcepibile. Agli inizi degli anni 50, dunque, scappa a Parigi, dove è costretta a lavorare per mantenersi e può dedicarsi solo marginalmente alla poesia. Dopo qualche anno riesce a raggiungere l’agiatezza economica e, finalmente, ha tutto il tempo per leggere e scrivere, ma una nuova, cocente delusione è dietro l’angolo: Simone de Beauvoir non apprezza il suo primo libro in francese e la definisce una dilettante. Nella non si arrende nemmeno stavolta e continua per la sua strada, continuando a vivere per la poesia e l’arte.  La vita, però, non le fa nessuno sconto e non le risparmia neppure la malattia, provocata dalla fatica del lavoro in fabbrica e dall’esposizione ai solventi e nel 1985 muore, a neppure sessant’anni. Ha lasciato un’eredità di poesie da leggere, perché sono una denuncia, un faro acceso sulla condizione delle donne e del lavoro operaio negli anni 40, un grido contro la società che stigmatizza, le fabbriche che sono prigioni e i pregiudizi sull’amore, uno squarcio di cruda verità aperto nella storia recente del nostro Paese.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Sono nata il 21 a Primavera

Alda Merini, nata il 21 marzo a primavera.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
(Alda Merini da Vuoto d’amore, 1991)

La sera del primo giorno di primavera del 1931, nacque a Milano Alda Merini, una tra le più schiette, profonde, luminose voci poetiche contemporanee.
La poetessa, fin da giovanissima, visse il dramma della malattia mentale, in un’epoca in cui la psichiatria svolgeva sostanzialmente una funzione contenitiva, volta a tutelare la società, piuttosto che preoccuparsi di curare il disagio dei pazienti: affetta da sindrome bipolare, le furono inflitte ben 46 sedute di elettroshock e fu un vero miracolo se la sua mente e la sua memoria non si spensero definitivamente.
Questi eventi segnarono significativamente la poetica della Merini che, per lunghi anni, i più bui della sua esistenza, venne internata più volte in manicomio, esperienza drammatica e sconvolgente, raccontata nella raccolta “LA Terra Santa”, con cui vinse nel 1993 il Premio Librex Montale.
Confinarla, tuttavia, nel cliché della poetessa folle, significherebbe farle un grandissimo torto; parlando di sé, infatti, la Merini disse:” Molti mi considerano la poetessa della pazzia. Ma chi si è accorto che sono la poetessa della vita? Ho parlato del manicomio perché era il luogo in cui vivevo in quel periodo”.
È di vita e d’amore, che parla Alda Merini nelle sue poesie, che scaturirono dalla profonda conoscenza del dolore, dal suo animo sensibile che venne sfiorato dalle mille note delle emozioni umane e che aveva il talento di tradurle in versi; e lo ha fatto con irruenza, con spontaneità, al di fuori degli schemi e di ogni ordine, cogliendo momenti fugaci, veloci e rendendoli infiniti.
La poesia della Merini sgorgava da lei inarrestabile, a prescindere da tutto e da tutti: “È una forza che nasce in me, come una gravidanza che deve essere portata a termine”; la forza della poesia era luce che trionfava nella sera e che, insieme al potere salvifico dell’amore, era il balsamo per il suo dolore. Quell’amore che la Merini ha sempre cantato nei suoi versi, anche quando non c’era, nella solitudine più feroce, nell’immenso dolore per l’indifferenza e l’abbandono del marito e dei figli, e a cui la poetessa ha dato voce, trasformandolo in versi: “Io il male l’ho accettato ed è diventato un vestito incandescente. È diventato poesia. È diventato fuoco d’amore per gli altri”. In un’ultima intervista rilasciata al Corriere della Sera, poco prima di morie, Alda Merini ha tracciato un bilancio della propria vita, dichiarando: «Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita, e la vita è spesso un inferno… Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara».

Per chi desiderasse approfondire:

www.aldamerini.it
“Canzone per Alda Merini” di Roberto Vecchioni su www.youtube.com
– Alda Merini. La poesia luogo del nulla. Poesie e parole con Chicca Gagliardo e Guido Spaini. Piero Manni editore, collana Pretesti, 1999.
– Alda Merini – Aforosmi e magie,BUR, collana La Scala.
– La poetessa Alda Merini al “Senso della vita”. www.youtube.it
– ALDA. Un film di Ricky Farina. www.youtube.it
– Alda Merini – Lettere al dottor G, Frassinelli Edizioni, 2008.
– Alda Merini – Un’intervista del programma Magazine2. www.liberolibro.it/alda-merini-diario-di-una-diversa/
– Alda Merini – L’altra verità. Diario di una diversa. BUR Rizzoli, quarta edizione, febbraio 2009.
– Alda Merini – Folle, folle, folle di amore per te. Salani Editore 2002.
– Alda Merini – Clinica dell’abbandono, Einaudi Editore 2003 e 2004.
– Alda Merini – Lettere al dottor G, Frassinelli Edizioni, 2008.

Marie MorelDiMarie Morel

Poesia e primavera: bellezza e rinascita

Poesia e primavera: bellezza e rinascita.
A tutti, prima o poi, capita di chiedersi che senso abbia l’effimera esistenza dell’uomo, il significato profondo della vita e per che cosa valga la pena vivere.
Non esistono risposte univoche a queste domande, ciascuno deve trovare le proprie, lungo il cammino che è chiamato a percorrere su questa terra.
Con il tempo, io mi sono persuasa che, una fra le tante ragioni per cui vale la pena di vivere sia la bellezza, intesa non come canone estetico, bensì come quella pienezza, compiutezza, senso dell’infinito che possiamo cogliere nelle piccole cose che ci circondano ogni giorno: la perfezione dei petali di un fiore, il ritmo perenne delle onde del mare, il bagliore di una stella cadente che illumina il cielo notturno…..E la poesia, che su siffatta bellezza ci fa spalancare gli occhi e riporta la nostra attenzione, quando ci lasciamo sopraffare dall’abitudine, dagli impegni, dallo stress.
Sì, io credo che la poesia sia uno di quei piaceri della vita, completamente gratuito e accessibile a tutti, a cui nessuno dovrebbe rinunciare: leggere poesia è trovare ristoro negli affanni e nelle preoccupazioni, prendersi una pausa da quella corsa ad ostacoli che è la quotidianità, esplorare stanze del proprio mondo interiore in cui non siamo mai entrati o dalle quali vorremmo fuggire, riconciliarsi con la parte più autentica di noi.
Leggere poesia è, anche, sentirsi meno soli nell’angoscia e nelle sofferenze, perché il tormento che muove il poeta è universale e trasversale nel tempo: tutti gli uomini, in tutte le epoche, si sono sentiti in balia di emozioni, sentimenti e passioni, smarriti dinanzi agli eterni interrogativi sulla condizione umana, sulla caducità della vita terrena, sulla fragilità dell’esistenza.
Il poeta va alla ricerca delle risposte scavando dentro di sé, esplorando quell’infinito che è in ciascun uomo, lasciandosi ispirare e rapire dalla bellezza e dall’amore, sublimando il dolore e la perdita, e riesce a trasformare quelle che, altrimenti, sarebbero piccole e insignificanti parole, in un canto che sgorga da lui e si diffonde tutto intorno, in un balsamo per l’anima, in versi potenti che entrano in chi legge, rievocando emozioni, risvegliando o domando passioni, lenendo ferite, in un moto interiore che si conclude con un nuovo slancio verso la vita.
Mai scelta, dunque, fu più appropriata, a mio avviso, che far coincidere la Giornata mondiale della Poesia con il primo giorno di primavera: Il poeta compie un lungo viaggio nel buio e nell’inverno che ha dentro, accendendo luci e piantando semi di speranza, di ispirazione, di creatività, che germoglieranno esplodendo in poesia, rinascita e nuova bellezza, esattamente come la natura fa col mondo quand’è, finalmente, primavera.

Marie Morel

Maria D'AndreaDiMaria D'Andrea

COME NASCE UN POETA…

Prende il via la nuovissima rubrica di Poesia della Dante Alighieri di Copenaghen, a cura del Poeta Pablo Paolo Peretti.

Pablo si racconta con l´ironia e la semplicitá che lo contraddistingue da sempre.

Lettere, letture, letterature… poesia. Di tutto un po´.  Quando ho incontrato Pablo la prima volta non potevo certo immaginare quanto ci fosse dietro i suoi sorrisi e le sue battute. Una sensibilitá notevole, uno spirito eclettico ed attento, ottimo osservatore riesce a rimodellare emozioni e sensazioni con parole delicate e talvolta meno, ma con estrema precisione.
Leggere le sue poesie, ed ancora di piú ascoltarle, é un´esperienza intimistica a soggettiva che immerge in un mondo tutto nuovo, tutto da scoprire.

Periodicamente Pablo ci delizierá con assaggi succulenti della sua amata compagna: la poesia. E noi saremo qui in trepida attesa.

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