Archivio delle categorie Cineturismo

Giuliana HolmDiGiuliana Holm

Viaggio negli incantevoli paesaggi della Sicilia di “Nuovo Cinema Paradiso”

Trent’anni dopo l’uscita, la pellicola torna a essere protagonista

Questa è la storia rocambolesca del trentennale “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.

Le sorti del film cambiano radicalmente durante il suo percorso. Inizia nel 1988 con un flop nazionale, poi si presenta al Festival di Cannes con una versione ridotta e vince il Gran Premio della Giuria. Pochi mesi dopo si candida all’Oscar e nel marzo del 1990 lo vince come Miglior Film Straniero. Nel 1991 vince ben cinque premi BAFTA. Un’esperienza a dir poco clamorosa, che si snoda tra grandi delusioni e infinite soddisfazioni. Come un’Araba Fenice, il film rinasce e in poco più di un anno passa dalle “ceneri” alle “stelle” di Hollywood.

 

“Nuovo Cinema Paradiso” si presenta in più versioni di diversa lunghezza. L’originaria versione di 155 minuti fu un vero disastro, così Tornatore un anno dopo decide di sostituirla con una seconda versione ridotta di trenta minuti e la presenta a Cannes. In seguito nel 2002 esce una versione “director’s cut” di 173 minuti. Nel 2014 la pellicola si rilancia a Los Angeles in una nuova scintillante versione restaurata. A fine proiezione il pubblico americano si alza in una fortissima interminabile e commovente standing ovation. Nel novembre del 2018, in occasione del 30° anniversario, il film viene proiettato in tutti i cinema della Danimarca nella sua rinnovata versione. Insomma sembra che “Nuovo Cinema Paradiso” abbia una sua volontà propria che lo vuole di volta in volta sempre protagonista.

 

Sembra quasi inverosimile che nel novembre del 1988, il Cinema Aurora di Messina, a differenza di tutti gli altri cinema in Italia, fu l’unico a tenere il film per una settimana. Il gestore Gianni Parlagreco vide “Nuovo Cinema Paradiso” e se ne innamorò subito. Gli ritornò in mente tutta la sua vita da ragazzo, il suo amore per il cinema di provincia vicino a casa, la puzza di fumo di cui era impregnato tutto, le sedie di legno e una galleria completa degli svariati tipi di personaggi locali che frequentavano la sala. Anche a Messina il film non incassa, ma la passione per il cinema di Gianni, che si riconosce nel piccolo Totò, lo fa escogitare uno stratagemma: l’esercente lascia entrare gratis gli spettatori, ma all’uscita, se il film è stato di loro gradimento, possono pagare il biglietto. Fu così che progressivamente il film crebbe e arrivò a incassare settantadue milioni di lire solo a Messina contro l’incasso complessivo di 120 milioni in tutta Italia.

 

A ispirare il regista fu un fatto realmente accaduto nel 1977, durante uno dei suoi viaggi in Sicilia. Tornatore scoprì che il cinema della sua infanzia era stato chiuso. All’epoca accadeva continuamente, alcune città italiane rimasero senza cinema. In quegli anni le videocassette avevano preso il sopravvento e sembravano seriamente minacciare il futuro delle sale cinematografiche. Tornatore decise che era arrivato il momento di realizzare un progetto che si portava dietro da qualche tempo e si mise a intervistare i vecchi del posto, chiedendo loro di raccontare la storia del cinematografo. Il personaggio di Alfredo è ispirato ad Alfredo Vaccaro, puparo siciliano (siracusano) che raccontò a Tornatore il suo mestiere di proiezionista con tutte le limitazioni di allora. Ne nacque così “Nuovo Cinema Paradiso”, un film che è un tributo alla storia del cinema, alla vita, ma anche alla realizzazione dei propri sogni e a quelli infranti.

 

In questo film il regista siciliano, nativo di Bagheria in provincia di Palermo, ci porta a spasso per gli incantevoli paesaggi della Sicilia. L’immaginario paesino di Giancaldo, cornice della storia, è in realtà una montagna che sovrasta Bagheria, in provincia di Palermo. Mentre le scene ambientate nel presunto Giancaldo sono state realizzate a Palazzo Adriano, in provincia di Palermo. La bellissima piazza di Palazzo Adriano, con la caratteristica fontana bianca ottagonale in stile barocco del 1608, è il fulcro delle riprese, dove s’intrecciano le vicende del film. Oggi la piazza, a parte il traffico automobilistico, è rimasta invariata, così come le sue tre chiese. La chiesa di Maria Santissima Assunta, adornata di stucchi e impreziosita dall’arte dell’artista palermitano Giuseppe Patania, fa da sfondo alla vita degli abitanti di Giancaldo: donne che preparano l’estratto di pomodoro, il giovane Totò che si sofferma sui gradini a pensare ai consigli di Alfredo e così via. Mentre gli interni del Cinema Paradiso furono girati nella Chiesa di Maria Santissima del Carmelo, caratterizzata da un’unica navata e da un maestoso portone d’ingresso. Infine, s’intravede la chiesa di Maria Santissima del Lume, con la sua torre dell’orologio, verso la fine del film, quando Totò adulto partecipa al corteo funebre per Alfredo.

 

Ovviamente a Palazzo Adriano non troviamo il Cinema Paradiso, per quanto tutti i turisti chiedano dove si trovi. Il cinema, infatti, era uno scenario cinematografico che lo stesso regista fece distruggere in una delle scene finali. Ma a Palazzo Adriano oggi si può visitare il Museo “Nuovo Cinema Paradiso”, nel quale sono conservati alcuni cimeli, come ad esempio la bicicletta di Alfredo e moltissime foto del set, il tutto accompagnato dalla colonna sonora di Ennio Morricone. Certo, non tutte le scene furono riprese a Palazzo Adriano, alcune sono state girate al piccolo porticciolo di Cefalù, che nel film funge da Cinema Paradiso all’aperto durante il periodo estivo. Altre scene sono state realizzate in altri luoghi della provincia palermitana tra cui Castelbuono, dove nel Castello dei Ventimiglia fu ambientata la scuola di Totò. Le scene tra le strade bombardate, in cui Totò cammina con la madre dopo aver ricevuto la notizia della morte in guerra del padre, sono state girate a Poggioreale in provincia di Trapani, un paesino fantasma distrutto dal terremoto del 1968.

 

Il film è stato restaurato da Luce Cinecittà in collaborazione con il laboratorio bolognese, L’Immagine Ritrovata in occasione dei suoi venticinque anni. In un’intervista Il regista, dopo aver introdotto alla platea il film nella sua veste rinnovata, confessa: “Nuovo Cinema Paradiso è tutto per me, è grazie a questo film che ho potuto continuare a fare il mio mestiere. Un film stranissimo, che ancora oggi suscita nel pubblico un entusiasmo e una passione che m’imbarazzano. Decisamente un’opera che ha sempre fatto di testa sua.”

 

Vuoi scoprire i luoghi di “Malèna”, un altro film famoso di Tornatore girato nella Sicilia orientale, a Siracusa e Noto, e nella parte occidentale alla Scala dei Turchi, tutti luoghi che appartengono al patrimonio culturale dell’UNESCO?

Partecipa alla conferenza il 22 marzo. Qui il link per l’iscrizione:

http://www.fof.dk/Gentofte/Kursusoversigt/foredragogdebat/foredragsraekker/italiensk-filmturisme?id=391029

 

Dante Alighieri CopenaghenDiDante Alighieri Copenaghen

CAMERA FILM presenta DOGMAN di MATTEO GARRONE

Danmarkspremiere il 28 februar

L’italiano Matteo Garrone (1968) ha avuto una svolta epica con la sua inedita, quasi documentaria, realistica “Gomorra” (2008), raffigurante il comportamento violento della camorra napoletana. Quattro anni dopo, era di nuovo sotto i riflettori con “Reality” (2012), una commedia colorata e divertente. Poi è arrivato il grottesco film fantasy barocco – o forse più film fantasy – “Tale of Tales” (2015). Con “Dogman”, Garrone è tornato al punto di partenza di “Gomorra”; vale a dire, il mondo sotterraneo violento, a testa bassa, criminale, che si trova alla periferia di molte delle città del sud Italia. Il film è stato presentato nella competizione principale a Cannes lo scorso anno, dove Marcello Fonte ha vinto il premio come miglior protagonista maschile.

Nella periferia di Roma, a via Magliana 253, nel quartiere Portuense, Marcello è un uomo che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toilettatura per cani “Dogman”, l’amore per la figlia Sofia e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere.

Dopo l’ennesima sopraffazione, per riaffermare la propria dignità, Marcello mette in atto una vendetta terribile e dall’esito inaspettato.

 

Giuliana HolmDiGiuliana Holm

Cineturismo – Il Gattopardo (1963)

La trasposizione cinematografica di “Il Gattopardo” (1963)

Il film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Entrambi, il romanzo e il film, hanno avuto uno straordinario successo. Non di meno gli spettacolari palazzi e i luoghi delle riprese godono tuttora, dopo cinquantacinque anni, della fama gattopardiana e richiamano l’attenzione dei turisti.

Lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa 12º Duca di Palma, 11º Principe di Lampedusa, Barone della Torretta, Grande di Spagna di prima, nacque a Palermo il 23 dicembre 1896 e morì a Roma il 26 luglio 1957. Il suo romanzo narra delle trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, dal momento del trapasso del regime borbonico alla transizione unitaria del Regno d’Italia, in seguito allo sbarco dei Mille di Garibaldi.

L’ironia della sorte volle che le principali case editrici italiane (Mondadori, Einaudi, Longanesi) rifiutassero di pubblicare l’opera di Tomasi di Lampedusa, ma nel 1958, un anno dopo la morte dell’autore, il romanzo fu pubblicato da Feltrinelli, vincendo il Premio Strega nel 1959 e diventando uno dei best-seller del secondo Dopoguerra! Oggi ”Il Gattopardo” è considerato uno tra i più grandi romanzi di tutta la letteratura italiana e mondiale.

Lo scrittore Tomasi di Lampedusa trasse ispirazione dalla sua famiglia per la stesura del libro, soprattutto dalla biografia del suo bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi, che nel romanzo è il principe Fabrizio Salina. Il racconto inizia proprio nelle sontuose sale del Palazzo Salina, dimora del principe, della moglie Stella e dei loro sette figli e casa natale dello stesso autore. Purtroppo il palazzo del principe fu distrutto da un bombardamento nel 1943. Un altro palazzo importante, che nel romanzo prende il nome di Ponteleone, è il palazzo Monteleone, luogo in cui l’aristocrazia siciliana s’incontrava durante fastosi ricevimenti mondani. Sfortunatamente anch’esso inesistente sin dal 1906, quando fu demolito per dare spazio alla modernizzazione urbana della città. Per quanto riguarda l’immaginario feudo di Donnafugata, lo scrittore si era a sua volta ispirato ai luoghi della residenza estiva della sua famiglia. Possono, infatti, essere riconosciuti due paesi siciliani, luoghi molto cari allo scrittore; Tomasi così scrisse al Barone Enrico Merlo di Tagliavia: “Donnafugata come paese è Palma di Montechiaro, come palazzo è Santa Margherita di Belice”.

Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate Pozzolo (Milano, 2.11.1906 – Roma, 17.3.1976), è stato un regista e sceneggiatore italiano. Per la sua attività di regista cinematografico e teatrale e per le sue sceneggiature è considerato uno dei più importanti artisti e uomini di cultura del XX secolo. È ritenuto uno dei padri del neorealismo italiano, ha diretto numerosi film a carattere storico, dove l’estrema cura delle ambientazioni e le ricostruzioni sceniche sono state ammirate e imitate da intere generazioni di registi.

“Il Gattopardo” di Visconti ha vinto numerosi premi: ha ottenuto una candidatura all’Oscar, la Palma d’oro al regista al Festival di Cannes 1963, ha vinto tre Nastri d’Argento, un premio David di Donatello al Miglior produttore a Goffredo Lombardo, il premio Feltrinelli 1963 per le arti – Regia cinematografica e un National Board of Review Awards 1963 al Miglior film straniero.

Quali furono le scelte del regista per i set cinematografici?
Visconti, dopo aver letto più volte il romanzo, doveva risolvere alcune importanti questioni, infatti era necessario trovare i luoghi adatti a sostituire i palazzi descritti nel romanzo, che però nella realtà non esistevano più.

Se il regista avesse dovuto girare il film oggi, avrebbe avuto un paio di grattacapi in meno. In primo luogo nel 2015 è stato ricostruito il palazzo di Lampedusa, distrutto dalle bombe, da alcuni cittadini. Un gruppo di architetti ha restaurato ciò che rimaneva della villa con i propri finanziamenti e rispettando la struttura dell’edificio come appariva in origine. In secondo luogo oggi, a differenza dell’inizio degli anni ’60, si possono ricostruire interi scenari e palazzi con le tecniche digitali al computer.

Nell’autunno del 1961 Visconti fece dei sopralluoghi in Sicilia assieme allo scenografo Mario Garbuglia e l’organizzatore generale Pietro Notarianni, accompagnati da Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa. Per quanto riguardava la residenza estiva del principe, il regista scartò fin dall’inizio il paese Palma di Montechiaro e il palazzo Santa Margherita di Belice. Visconti aveva inizialmente preso in considerazione il castello di Donnafugata a Ragusa, ma la struttura labirintica ben poco si prestava alle esigenze cinematografiche. Alla fine trovarono un paese assomigliante a quello descritto nel romanzo. Il paese si prestava in particolare per la chiesa che doveva essere limitrofa alla residenza estiva. A Ciminna Visconti s’innamorò della bella chiesa barocca, purtroppo c’era un grosso problema: mancava il palazzo del principe!

Il 14 maggio 1962 iniziarono le riprese.
Come riuscì il regista a ricostruire e sostituire i palazzi mancanti?
Quali furono le scelte per i luoghi dei set?
Come riuscì a ricreare l’arredamento degli interni come descritto nel romanzo?
Come riuscì Visconti, senza tecniche digitali, a eliminare tutti gli elementi della società moderna, come ad esempio i pali della luce e del telefono, le strade asfaltate e negli interni dei palazzi i radiatori, i lampadari e gli interruttori che in un film ambientato nell’Ottocento non possono assolutamente esserci?
Come riuscì a mantenere accese migliaia di candele durante le riprese della scena del ballo?
Come riuscì a filmare sempre perfettamente immacolati i guanti bianchi degli uomini nonostante il sudore per gran caldo?

Queste e molte altre curiosità potranno essere svelate nella mia prossima conferenza sui set cinematografici di “Il Gattopardo” che sarà i 2 novembre al FOF Gentofte.

Per ulteriori informazioni visitate il mio sito:

giulianamedia.dk

Giuliana HolmDiGiuliana Holm

Badolato – Cineturismo a rovescio

Intervista al regista Alessandro Genovesi

Di Giuliana Holm

Laurea Magistrale in Cinema e media

 

Mi trovo in Calabria, più precisamente nel borgo di Badolato in provincia di Catanzaro. Da poco è terminato il Magna Grecia Film Festival di Catanzaro, dedicato quest’anno a Vittorio De Sica e al 70esimo anniversario del suo capolavoro Ladri di biciclette, ricco di ospiti nazionali e internazionali tra i quali Oliver Stone, Richard Dreyfuss, Rupert Everett. Badolato Borgo con i suoi incantevoli scorci attira diversi artisti, per questo motivo è chiamato il borgo degli artisti. Molti registi e critici del cinema vengono qua per fare le vacanze. Si discute, infatti, se il cinema si trovi a Badolato oppure lo attraversi? Di fatto qui si incontrano personaggi come Emiliano Morreale, docente di Storia del Cinema Università della Sapienza e critico di Repubblica e l’Espresso, Alina Marazzi regista di Vogliamo anche le rose (2007) e Tutto parla di te (2012) con Charlotte Rampling, Dario Zonta, conduttore di Hollywood Party radio 3 e produttore artistico di Sacro G.R.A (2013) e Fuocammare (2016) e ancora Francesco Munzi regista di Anime nere (2014) e Monica Guerritore, che a luglio si è esibita con la sua grandiosa interpretazione dell’Inferno di Dante e dell’Infinito di Leopardi.

 

Nel borgo Il 13 agosto, in occasione della festa dell’Assunta, è stato proiettato sotto le stelle nello spettacolare sfondo sulla chiesa dell’Immacolata il film Puoi baciare lo sposo (2018). La serata ha avuto come ospite d’eccezione il regista Alessandro Genovesi (regista di La peggior settimana della mia vita (2011) e sceneggiatore di Happy Family (2010), poi divenuto film con la regia di Gabriele Salvatores). Emiliano Morreale, durante una breve presentazione, ci svela che nonostante il film sia stato girato a Civita di Bagnoregio la vera ispirazione del film è stata il borgo di Badolato. Infatti, il titolo della prima versione presentata a Turi Caminiti, badolatese appassionato di cinema e organizzatore di questa XVI rassegna cinematografica, era “Matrimonio a Badolato”. Caminiti sconsigliò vivamente il regista di girare il film nel borgo, temendo in seguito l’assalto del turismo. Ecco perché in questo caso si può definire “Cineturismo a rovescio”. Morreale ci presenta inoltre il montatore del film Claudio Di Mauro, in vacanza nel vicino borgo di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio e invitato qui per la serata, ma anche l’attore Francesco Colella, che con il film Puoi baciare lo sposo non c’entra proprio nulla, ma si trova qui perché in questo periodo sta interpretando un ruolo in Calabria nella nuova serie Zero Zero Zero di Stefano Sollima, tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano.

 

Ha inizio la proiezione. Il pubblico numeroso ride delle disavventure della giovane coppia gay in difficoltà dopo aver annunciato il proprio matrimonio ai genitori. Alla fine il pubblico applaude divertito. I protagonisti sono Diego Abatantuono, Monica Guerritore, Salvatore Esposito e Cristiano Caccamo. Nel film si riconoscono chiaramente alcuni particolari del borgo di Badolato, come ad esempio il sindaco noto per l’accoglienza dei migranti, il rischio del crollo in alcune zone, come avvenne dopo l’alluvione del 1951, la tradizionale processione pasquale del sabato santo con tutti i figuranti in costume: i romani, i giudei, gli incappucciati e Gesù sotto il peso della sua croce. Senza dimenticare la chiesa dell’Immacolata, che in realtà non esiste a Civita di Bagnoregio, ma che è il fulcro più importante di Badolato.

Dopo la proiezione ho l’occasione di strappare una breve intervista al regista Alessandro Genovesi che si trova qui in vacanza.

 

Perché il film è stato girato a Civita di Bagnoregio e non a Badolato?

– Questo è un film che viene visto da tante persone in Italia e in genere se un posto molto bello viene raccontato in un film poi c’è un turismo fatto apposta per andare a vedere quel paese. Siccome Badolato è bella perché non è sovraffollata ed io amo questo posto, ho semplicemente voluto proteggerla. Nel film diventa quasi un paese inventato, che prende spunto da Badolato, ma lo sappiamo solo noi che la conosciamo. Il borgo di Civita di Bagnoregio è molto più piccolo di Badolato e come Badolato è una città magica e sta veramente crollando. È un paese che dopo il film è stato assalito dal turismo, però in generale ci sono solo negozi, botteghe e ristoranti, ma ci vivono solo sette persone e basta. Non ci sono gli immigrati, quello è un altro un riferimento a Badolato. Quando l’ho scritto, essendo abituato a venire qua, ho raccontato un posto come se fosse Badolato, anche se nel film, fatti e persone sono puro frutto della fantasia.

 

Nel soggetto ci sono una serie di personaggi fuori dalla norma i quali culminano in uno scontro aperto con il conformismo prevalente nella piccola società ambientata nello sfondo di un borgo dalle antiche tradizioni religiose, quasi a voler ribaltare un paese ben radicato nelle propria etica millenaria.

Era vostra intenzione dare un allegro scossone agli italiani ancora restii ad accettare le famiglie gay e le unioni di coppia di vario genere, come per esempio quella tra un crossdresser di mezza età e una ragazza ricca orfana di padre?

 

Guarda è un film, per cui non è una proposta di legge, è appunto un racconto che tratta un argomento di attualità e prende inevitabilmente una posizione, cioè quella che l’amore non ha sesso. Non sono omosessuale e non sono un’attivista, però credo che è veramente importante per le generazioni future che questa cosa passi come normale. Noi abbiamo visto una storia d’amore e dopo breve tempo ci siamo dimenticati che era una storia tra due uomini. I personaggi sono creati per il divertimento, ma non sono trattati come macchiette, certo sono fuori della norma e chiaramente in contrasto con un borgo attaccato alle proprie tradizioni.

 

Quali reazioni ha avuto il vostro film in un paese cattolico come l’Italia?

La reazione in Italia l’hai appena vista, il pubblico rideva e quello succedeva anche al cinema. Certo che dopo le ultime elezioni, l’Italia è diventata un paese omofobo e populista. Il film è andato comunque bene, è distribuito in otto – nove paesi all’estero e adesso andrà in TV.

 

Uscirà anche in Danimarca?

No in Danimarca non c’è, sarà in Germania, uscirà l’anno prossimo in Spagna, in Francia, negli Stati Uniti, in Canada e nella Corea del Sud.

 

Finisco augurandomi che Puoi baciare lo sposo arrivi anche in Danimarca.

Il titolo in inglese è My Big Gay Italian Wedding, la canzone finale è Don’t Leave Me This Way (1975) di Kenny Gamble e Ricky Nelson

Giuliana HolmDiGiuliana Holm

Benvenuti al sud / Welcome to the South

Tema: Commedia

Regista: Luca Miniero, 2010

Interpreti: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini

 

 

 

 

 

 

Alberto è responsabile delle poste della bassa Brianza e spera in un trasferimento nel centro di Milano. Per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di spacciarsi per disabile. Sarà scoperto e come punizione, gli sarà imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo pieno di preconcetti sul meridione come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo. Munito di giubbotto antiproiettile si avventurerà di malavoglia verso il sud. Il film è un remake della versione francese Bienvenue chez les Ch’tis (2008). Le location del film ci porteranno verso i panorami mozzafiato di Santa Maria di Castellabate.

 

Benvenuti al Sud – Trailer Ufficiale (HD)

Giuliana HolmDiGiuliana Holm

Non ci resta che piangere/ Nothing Left to Do But Cry/ 1984

In Italia il “cineturismo” è una forma consolidata del turismo e ci sono molte agenzie turistiche specializzate nell’offerta di visite guidate nei luoghi dove sono state girate scene di film famosi. Molti turisti vengono da tutto il mondo e fanno la fila per visitare e conoscere i famosi set cinematografici, sia dei film di Hollywood, ambientati in Italia, ma anche dei film italiani. La mia attenzione è principalmente sui film italiani girati in Italia.

 

Tema – Commedia

Non ci resta che piangere/ Nothing Left to Do But Cry/ 1984

Registi: Roberto Benigni, Massimo Troisi

Interpreti: Roberto Benigni, Massimo Troisi, Iris Peynado, Amanda Sandrelli

Set cinematografici: Toscana & Lazio

 

 

È il mio film preferito, infatti, nell’estate del 1984 avevo diciotto anni e i due comici Roberto Benigni e Massimo Troisi hanno accompagnato il sorriso nella mia gioventù spensierata. Il film è uscito un anno prima del famoso film americano Ritorno al futuro (1985). Unico film in coppia di due grandi amici e straordinari interpreti, Non ci resta che piangere (1984) è ricco di citazioni storiche ed è rimasto nell’immaginario collettivo per le invenzioni e gli sketch di Troisi e Benigni. Sono le gag dei due talenti a sostenere l’intero film. Beningni e Troisi sono anche i registi e gli sceneggiatori. Il bidello Mario (Troisi) e l’insegnante Saverio (Benigni), trovato chiuso un passaggio a livello, passano la notte in una locanda, ma la mattina scoprono di essersi risvegliati a “Frittole”, nel 1492.

Mario, per stupire la giovane e bella Pia (Sandrelli) si vanta di aver scritto l’inno nazionale di Mameli. Canta per lei anche Yesterday dei Beatles, Volare ecc. Quando incontrano Leonardo da Vinci gli insegnano a giocare a scopa. Il loro obiettivo è di impedire a Cristoforo Colombo di scoprire l’America in modo che la sorella di Saverio non incontri mai il suo fidanzato americano che la farà soffrire e il popolo autoctono eviterà la violenza subita nel corso dei secoli. Sarà un viaggio nel tempo in cui non si può fare a meno di sorridere. Il film è un viaggio nel tempo attraverso gli splendidi paesaggi rinascimentali della Toscana e il Lazio, poco prima che Cristoforo Colombo salpasse da Palos (Spagna) nel 1942.

Il film è stato girato tra Capranica (Viterbo, per la scena iniziale del passaggio a livello), Lago di Bracciano (Roma, per la scenda dei protagonisti che si rifugiano sotto un albero per ripararsi dalla pioggia, quando un fulmine innescherà il processo che li conduce nel 1400 – quasi 1500), al Castello di Rota (Tolfa, Roma, per la famosissima scena della dogana “un fiorino!”), Parco archeologico di Vulci (nella Maremma laziale, in provincia di Viterbo, per la scena di Leonardo da Vinci che effettua gli esperimenti). La scena toscana è girata nella suggestiva spiaggia di Cala di Forno (maremma grossetana, nel comune di Magliano in Toscana, nel cuore del Parco Naturale della Maremma; è qui che viene girata una delle scene finali del film, quando arrivano correndo sulla spiaggia spagnola di Palos per fermare Cristoforo Colombo che però è già partito).

 

Non ci resta che piangere – Lettera a Savonarola