Archivio delle categorie Arte e Storia Dell´Arte

Ilenia BragliaDiIlenia Braglia

Angoli d’Italia: Una passeggiata sui colli reggiani

L'Italia, come potete immaginare, non è fatta solo di città d'arte il cui nome suona famigliare anche oltre i confini europei. Il Belpaese si è fatto strada tra le menti collettive grazie alla sua cultura, al suo cibo, alla sua arte e ai suoi modi di essere. Ma questo paese meraviglioso non si ferma alle apparenze. C'è un mondo da scoprire, scorci inesplorati, nomi sconosciuti e gente con cui parlare. L'Italia ha tanto da raccontare e da mostrare, per questo vi porto alla scoperta di angoli sconosciuti ai più, viaggiando attraverso la storia, la gastronomia e le caratteristiche di luoghi di cui non avete mai sentito parlare...fino ad oggi.

Il primo angolo che scopriremo insieme è quello dove sono cresciuta. Si trova all'ingresso degli Appennini, in provincia di Reggio Emilia (Emilia-Romagna), dove la pianura incontra le montagne, dando forma a colline e altopiani che hanno visto il corso della storia, arti culinarie e parlate secolari.

"Andare a Canossa": tra storie epocali e modi di dire
In varie lingue esiste il modo di dire "Andare a Canossa". Con questo, si intende il riconoscere un errore fatto e chiedere umile perdono, subendone (anche) l'umiliazione. La cosiddetta "Umiliazione di Canossa", da cui deriva questo modo di dire, trovò il suo sfondo scenografico proprio in questo territorio: nel 1077, in un periodo in cui l'autorità ecclesiastica era in contrasto con quella imperiale, Papa Gregorio VII scomunicò l'Imperatore Enrico IV, costringendo quest'ultimo a chiedere umilmente perdono per potere essere nuovamente riconosciuto dal Papato. Lo fece in un gelido gennaio, quando l'imperatore dovette recarsi a Canossa, dove Gregorio VII era ospite della Contessa Matilde. Attese inginocchiato davanti al portale d'ingresso tre giorni e tre notti, tra tempeste di neve e temperature gelide, conquistando infine il perdono del Papa. Quello che seguì è ormai storia, ma quell'atto rimase così impresso nella mente delle persone da rendere Canossa un luogo il cui nome è legato ormai indissolubilmente alla cultura generale, italiana e non. Oggi del castello non è rimasto altro che un rudere circondato da natura e colline in cui immergersi per lunghe passeggiate. È però da non perdere la grande rievocazione storica che si tiene ogni anno a Quattro Castella (RE): durante gli ultimi giorni di maggio, costumanti, contrade, sbandieratori e personaggi pubblici, che vestono i panni di Enrico IV e la Contessa Matilde, riempiono le strade del paese, riproponendo giochi medioevali, arti, musica e i momenti che hanno reso quell'episodio così celebre. Un tuffo nella storia degno di essere vissuto.

Un'immersione nella spiritualità e nella natura
Restando nel comune di Canossa, c'è un piccolo borgo completamente sconosciuto ai più, ma molto particolare e degno di nota. Si tratta di Votigno di Canossa (RE), un borgo medioevale in cui ha sede la Casa del Tibet, un centro culturale buddista che vide addirittura la visita del Dalai Lama, che inaugurò questo luogo nel 1999. I toni tenui delle sue case in pietra si alternano ai colori vivaci delle stupa e degli ornamenti buddisti, il tutto incorniciato dalle colline verdi di questi luoghi.
Proseguendo poi il viaggio, addentrandosi sempre di più negli Appennini, si arriva a Castelnuovo ne' Monti (RE), dove la vista viene catturata da un monte solitario insolito. È la Pietra di Bismantova, un masso dalle pareti spioventi e il dorso piatto, che svetta sul panorama circostante. Citata anche da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia (Purgatorio, IV, 26), la Pietra è il luogo ideale per immergersi nella natura. Il luogo offre infatti passeggiate per tutti i gusti (la sommità si raggiunge facilmente in 20 minuti dal parcheggio) e pareti da arrampicata famose tra gli appassionati in tutto il Nord Italia.

Un'arte culinaria da non perdere
La provincia di Reggio Emilia fa parte di una zona, quella emiliana, in cui la gastronomia regna sovrana: Parmigiano-Reggiano, prosciutto crudo, mortadella, tortellini e tagliatelle sono solo alcune di queste. Ma immergendosi davvero nella cultura del posto, si scoprono tante piccole prelibatezze che non hanno ancora varcato i confini regionali, se non addirittura quelli provinciali.
L'erbazzone è un classico esempio di arte culinaria popolare. È una torta salata fatta di "erbe" (da cui ne deriva il nome) e prodotti locali: un ripieno di bietole, spinaci, cipollotti, ricotta, e Parmigiano-Reggiano (nella zona montanara della provincia viene aggiunto il riso) viene incorniciato da una pasta simile a quella brisé, sottile e insaporita dal lardo. È un piatto povero, ma molto saporito, con cui i reggiani amano fare merenda, mangiare come antipasto (con l'aggiunta di qualche salume locale) o anche per colazione. Viene servito infatti a piccoli pezzi al bar, nei forni o al ristorante ed è quindi adatto da mangiare a qualsiasi ora del giorno.
Se invece siete più amanti del dolce, la zuppa inglese fa per voi. Non lasciatevi ingannare dal nome: è un piatto tipico reggiano che assomiglia, come composizione, al tiramisù. È infatti un dolce a strati, composto da Savoiardi (biscotti lunghi e secchi) imbevuti nell'Alchermes (una bevanda liquorosa di colore rosso) e crema pasticcera classica alternata a quella al cacao. Il nome di questo dolce sembra derivi da un cuoco che, in onore di un ospite inglese presso la famiglia nobile per cui lavorava, ha rivisitato una ricetta locale già conosciuta, dandogli poi questo nome.
Se visitate la zona durante il periodo estivo, non perdetevi una delle tante sagre paesane: un pasto a base di erbazzone, un piatto di tortellini (che qui chiamiamo cappelletti) e, infine, una zuppa inglese vi permette di entrare ufficialmente nei sapori e nel piacere culinario che questa terra sa offrire. 


Se siete nella zona...
...non perdetevi anche il centro storico di Reggio Emilia, chiamata la "Città del Tricolore" per aver dato i natali all’attuale Tricolore italiano. È una città che, come le più conosciute Parma, Modena e Bologna, si sviluppa lungo la via Emilia, la via di epoca romana assolutamente da seguire se volete immergervi in un viaggio attraverso la regione, fino ad arrivare al mare Adriatico.


Marie MorelDiMarie Morel

500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci in Europa

Il genio di Leonardo da Vinci, nel cinquecentesimo anniversario della sua morte, verrà celebrato non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei.

 

In prima linea c’è la Francia, che ha ospitato l’artista negli ultimi anni della sua vita e gli dedicherà nel corso del 2019 un numero straordinario di manifestazioni.

Il Comité de pilotage della Valle della Loira ha organizzato una rassegna, “Viva Leonardo da Vinci! 500 anni di Rinascimento nel Centro-Valle della Loira, nel corso della quale si terranno 500 eventi di arte e letteratura, scienze e architettura, artigianato, gastronomia, proiezioni cinematografiche e spettacoli, in varie località.

Il castello di Clos Lucé e quello di Amboise, nei quali Leonardo ha soggiornato durante il periodo francese, saranno sede di due importanti mostre.

  La prima, intitolata “1519, la mort de Léonard de Vinci”, racconterà gli ultimi anni di vita del maestro e partirà ad Amboise il 2 maggio, data precisa della sua morte. Nel corso di essa verrà esposto anche il quadro di Ménageot, La morte di Leonardo, dipinto nel 1781.

Il 6 giugno, a Clos Lucé verrà inaugurata l’esposizione “La cena di Leonardo per Francesco I, un capolavoro di seta e argento“, il cui protagonista assoluto sarà l’arazzo dell’Ultima Cena prestato dai Musei Vaticani, che sarà esposto, poi, al Palazzo Reale di Milano, a partire da ottobre.

Nel castello di Chantilly, invece, sarà esposta La Gioconda nuda, un disegno che solo di recente è stato attribuito a Leonardo, dopo anni di studi.

Il calendario degli eventi è consultabile qui.

A Parigi c’è grande fermento per l’attesissima mostra di settembre al Louvre, che secondo le intenzioni dovrebbe ospitare tutti i quadri di Leonardo.

Il condizionale è d’obbligo, perché la questione ha riaperto le ostilità tra la Francia e l’Italia, che non sembra disposta a prestare le opere vinciane ai francesi. Ancora oggi non è chiaro se i due Paesi riusciranno a trovare un accordo.

Accordo che, invece, la Francia ha stretto senza problemi con gli Emirati Arabi, per ospitare il Salvator mundi, anch’esso attribuito di recente a Leonardo.

Intorno a quest’opera d’arte, tuttavia, c’è un giallo ancora da risolvere, che potrebbe condurre ad un cambiamento di programma.

Il quadro faceva parte di una collezione privata ed è stato acquistato per 450,3 milioni di dollari dal Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi e avrebbe dovuto essere esposto per l’inaugurazione del museo Louvre Abu Dhabi, lo scorso settembre.

 

L’esposizione non è avvenuta ed è stata rinviata sine die con un laconico comunicato stampa, che non ne spiegava le ragioni. Nel frattempo, il museo ha pubblicato i programmi espositivi per l’anno 2019-2020 e il Salvator mundi non viene menzionato. Questo silenzio attorno al dipinto che avrebbe dovuto essere il cavallo di battaglia del nuovo Louvre ha destato molti sospetti. Nel mondo dell’arte, si vocifera con sempre più insistenza che vi sia stato un clamoroso errore e che il quadro non si opera di Leonardo, bensì del suo allievo Luini.

L’Inghilterra ha deciso di celebrare Leonardo rivelando al pubblico una serie di 144 disegni, che fanno parte della più grande collezione privata al mondo, la Royal Collection. Dal 24 maggio al 13 ottobre, nella Queen’s Gallery di Buckingham Palace saranno esposti gli schizzi a matita o a carboncino del grande maestro del Rinascimento, raccolti in un libro da Pompeo Leoni nel 1590 e acquistati da Carlo II d’Inghilterra.

Disegni sul corpo umano, paesaggi, di soggetti sacri, progetti da realizzare, in cui si manifesta tutta la potenza della mente creativa di Leonardo, la sua fervidissima curiosità intellettuale, il suo genio, come artista, inventore e scienziato.

Per maggiori informazioni, il sito ufficiale è Leonardo da Vinci a life in drawing.

La Spagna, infine, ospita una mostra intitolata “I volte del genio”, nella quale il curatore vuole mostrare il volto dell’uomo Leonardo, che esiste dietro a quello dell’artista. Cuore dell’esposizione sono due codici, conservati presso la Biblioteca Nacional, e la Tavola Lucana, il ritratto scoperto dallo storico Nicola Barbatelli nel 2009 in Basilicata. Il visitatore viene accompagnato da installazioni audiovisive, ricostruzioni, applicazioni di realtà mista e realtà aumentata e applicazioni tecnologiche in un percorso che getta una nuova luce sul genio italiano.

I volti del genio, fino al 29 maggio a Madrid.

Marie MorelDiMarie Morel

Il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci in Italia

Tutta l’Italia è in fermento per il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci, al quale sono state dedicate numerosissime mostre ed iniziative in varie città, in particolare quelle che hanno visto nascere, crescere e formarsi, oppure ospitato il celeberrimo artista.

L’anno 2019 è interamente dedicato a quello che fu, indiscutibilmente, un genio assoluto: pittore, scultore, inventore, scienziato, anatomista, Leonardo ci ha lasciato un’eredità di opere d’arte di incommensurabile bellezza e prova tangibile del suo straordinario ingegno creativo.

Leonardo nacque il 15 aprile 1452 ad Anchiano, in provincia di Lucca a pochi chilometri da Vinci, in una casa colonica che nel 1952 fu trasformata nel  Museo Leonardiano . Qui è possibile assistere ad una narrazione audio-visiva tridimensionale, in cui un Leonardo in grandezza naturale si racconta. Si formò nella bottega del Verrocchio a Firenze, città che ospita il Leonardo Da Vinci Museum e custodisce presso gli Uffizi alcune opere giovanili dell’artista, come il Battesimo di Cristo, l’Annunciazione e l’Adorazione dei Magi.

Le mostre a Firenze, dedicate a Leonardo per questo importante anniversario, si susseguiranno nel corso di tutto l’anno. E’ possibile informarsi sul sito http://www.arte.it/calendario-arte/firenze, in continuo aggiornamento su tutti gli eventi.

Nel 1482, Leonardo fu mandato da Lorenzo il Magnifico a Milano, per portare un dono al duca Ludovico il Moro. L’artista rimase affascinato dalla città, che già all’epoca era tra le più popolose e aperta all’innovazione scientifica e tecnologia. L’accoglienza che ricevette, però, fu piuttosto tiepida e passò oltre un anno prima che ricevesse una commissione. Nonostante ciò Leonardo restò a Milano, dove soggiornò per vent’anni. Ed è proprio questa città che oggi lo omaggia con il maggior numero di iniziative, che prenderanno il via il 2 maggio, data esatta della scomparsa di Leonardo, e si protrarranno fino a gennaio 2020, tra mostre, spettacoli teatrali e convegni. Il calendario, fittissimo di eventi, è disponibile sul sito https://www.yesmilano.it/leonardo , sul quale vi sono anche tutte le informazioni su come arrivare e muoversi a Milano.

Dopo il lungo periodo milanese, iniziò per Leonardo un periodo errabondo, che lo portò in varie città, nelle quali l’artista lasciò il segno del suo passaggio, a Venezia, con il suo Uomo Vitruviano conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia; a Parma, dove nella Galleria Nazionale è esposta la Scapigliata, un dipinto raffigurante una testa di fanciulla, probabilmente incompiuto; infine  Roma, dove da marzo ad agosto le  Scuderie del Quirinale ospiteranno la mostra “ Leonardo da Vinci. Scienziato e inventore”. Sempre nella capitale si terrà, tra aprile e settembre, la mostra “Leonardo a Roma. Influenza ed eredità”, presso l’Accademia nazionale dei Lincei.
A Torino, infine, nella prestigiosa sede dei Musei Reali, si terrà la mostra intitolata “Intorno a Leonardo. Disegni italiani del rinascimento”, in cui verrà esposto il celebre autoritratto, appena restaurato.

Leonardo trascorse gli ultimi anni della sua vita in Francia, al servizio di Francesco I, un sovrano colto e raffinato, estimatore dell’arte italiana e morì ad Amboise, il 2 maggio 1519.

Nel frattempo, è di pochissimi giorni fa la notizia che la Monna Lisa nuda sia realmente opera di Leonardo da Vinci. Il disegno a carboncino, così chiamato per l’enorme somiglianza con la Gioconda, dopo oltre quasi due anni di studi ed esami, sarebbe stata, finalmente, attribuita al genio vinciano, tanto che sarà esposta a Chantilly, nel corso dei festeggiamenti previsti per il cinquecentenario.

Marie MorelDiMarie Morel

Gli animali nell’arte, dal Rinascimento a Ceruti

Nel centro storico di Brescia, su un’area antichissima risalente alla prima età del ferro, sorge Palazzo Martinengo Cesaresco, costruito nel XVII secolo su commissione del conte Cesare IV Martinengo Cesaresco.

Agli inizi del ‘900, fu acquistato dalla provincia di Brescia e, da cinque anni, l’Associazione Culturale Amici di Palazzo Martinengo si occupa di promuovere la conoscenza storica, artistica e architettonica dell’antica residenza e di valorizzarne gli spazi espositivi, organizzando mostre d’arte antica, moderna e contemporanea.

L’ultimo lavoro proposto dall’associazione è l’imponente esposizione, curata dallo storico e critico d’arte Davide Dotti, di un centinaio di opere, il cui fil rouge è la rappresentazione di animali nella pittura rinascimentale e barocca, da Raffaello a Caravaggio, fino a Ceruti.

L’originale idea da cui prende vita questa mostra, unica nel suo genere, è quella di creare una sorta di “zoo artistico”, nel quale sono riunite opere di ineffabile bellezza, in cui i grandi maestri del rinascimento hanno rappresentato animali di ogni genere e specie e persino fantastici, come protagonisti assoluti o assieme all’uomo oppure con figure sacre o mitologiche, basti pensare a “San Giorgio e il drago” o a “Leda e il cigno”.

L’esposizione si propone non solo di incantare i visitatori, mostrando loro come gli artisti abbiano saputo cogliere e mettere su tela il rapporto millenario tra uomo ed animali e delineare, con grande sensibilità ed accuratezza, le caratteristiche di questi ultimi, ma ha anche una valenza scientifica.

Le opere, infatti, sono raggruppate in un percorso espositivo attraverso il quale i visitatori potranno ammirare i quadri e, grazie alla collaborazione del Dipartimento di Scienze Naturali e Zoologia dell’Università di Pisa, scoprire curiosità sulle razze rappresentate e sulla loro evoluzione nei secoli.

Proprio per queste sue caratteristiche e l’argomento trattato, la mostra ha ottenuto il patrocinio di WWF Italia che, nel corso dell’evento, approfondirà tematiche come la salvaguardia delle specie protette, la biodiversità, la lotta al bracconaggio e la cultura della sostenibilità.

Un’esperienza interessante per chi ama l’arte, gli animali, la natura e anche per i bambini.

La mostra aprirà i battenti il 19 gennaio e chiuderà il 9 giugno e sono previste aperture straordinarie anche per i giorni di Pasqua e Pasquetta, 25 aprile, I maggio e 2 giugno.

Il percorso espositivo è suddiviso in 10 sezioni: si comincia con gli animali nella pittura a soggetto sacro e mitologico, si prosegue in sale tematiche dedicate a cani, gatti, uccelli, pesci, rettili, animali della fattoria, animali e uomo, nani e pigmei vs. animali, per concludere con l’ultima stanza, i cui i protagonisti sono gli animali esotici come scimmie, pappagalli, dromedari, leoni, tigri, elefanti, struzzi e quelli fantastici.

I visitatori della mostra potranno accedere gratuitamente anche al percorso archeologico sotterraneo di Palazzo Martinengo, con i suoi antichissimi reperti risalenti all’età del ferro.

Sul sito dell’Associazione Culturale Amici di Palazzo Martinengo sono disponibili tutte le informazioni ed un piccolo assaggio di quello che la mostra offre.

http://amicimartinengo.it/

 

 

 

 

Elisa BorellaDiElisa Borella

Arriccio, tonachino e spolvero: il lessico dell’affresco

Cos’hanno in comune grandi capolavori della storia dell’arte italiana quali la michelangiolesca Cappella Sistina, le Stanze Vaticane di Raffaello o la giottesca Cappella degli Scrovegni? Vi siete mai chiesti come sia possibile dipingere su porzioni di spazio così grandi o godere ancora oggi di colori e di forme così splendidamente preservate, dopo più di cinquecento anni? Il denominatore comune, com’è noto, è la tecnica con cui sono state realizzate, cioè l’affresco, mentre il merito della loro incredibile conservazione è da attribuirsi a un fortunato miscuglio di chimica, di fortuna e di sapienza antica.

 

Innanzitutto, con “affresco” intendiamo la principale tecnica di pittura decorativa realizzata su parete (ne esistono anche altre, dai nomi più esotici, come ad esempio pittura “ad imbratto”, “a piccoli tocchi” o “a encausto”), la cui caratteristica principale è data dal trattamento del supporto (il muro) attraverso la sovrapposizione di vari strati di calce. Dipingere su parete non è, infatti, così semplice come potremmo immaginare, soprattutto se miriamo a un risultato che duri nel tempo! Erano, pertanto, richieste una certa perizia e grande rapidità – entrambe parti integranti del pedigree di artisti davvero degni di questo nome.

Preparare il muro per accogliere l’affresco era un po’ come cucinare una torta a più strati: il primo di questi, ovviamente, era la parete stessa, che costituiva la base da cui partire, realizzata in pietra o in mattoni, ruvida a sufficienza da non far scivolare via lo strato successivo, detto arriccio”. L’arriccio era un miscuglio di acqua, calce spenta e sabbia di fiume, che andava applicato in maniera uniforme sulla parete – era un’operazione piuttosto delicata, perché proprio sull’arriccio si realizzava la prima bozza del disegno finito! Una specie di prova generale “per vedere l’effetto che faceva”… Nel corso del tempo si sono avvicendate diverse tecniche utili a restituire un’idea complessiva e a grandezza reale del risultato finale dell’affresco: la sinopia era semplicemente un disegno poco particolareggiato realizzato con una matita rossa direttamente sull’arriccio, mentre lo spolvero e il cartone erano l’esito di un passaggio del disegno dalla carta al muro (il primo attraverso la traccia lasciata da piccoli fori praticati in corrispondenza delle linee della composizione riempiti con polvere di carbone, il secondo da una lieve pressione esercitata dall’artista lungo gli stessi contorni, come un vero e proprio calco). Sopra agli strati di arriccio, l’artista applicava poi il tonachino, cioè lo strato di intonaco che avrebbe accolto il colore, realizzato mischiando sabbia fine, acqua, polvere di marmo e calce. Centrale era, infatti, la capacità di intrappolare il colore all’interno del muro, un po’ come fa l’inchiostro di un tatuaggio sulla pelle, dipingendo sull’intonaco ancora umido; la chimica, infine, attraverso la cosiddetta carbonatazione della calce durante il processo di asciugatura, faceva il resto del lavoro, sigillando e preservando una volta per tutte il dipinto all’interno della parete.

Per evitare antiestetiche giunture o campiture non uniformi di colore (realizzato polverizzando pigmenti minerali mischiati con acqua), gli artisti erano, inoltre, soliti lavorarea pontate, cioè seguendo l’andamento delle impalcature su cui dipingevano, oppure a giornate, tenendosi impegnati per mesi (o addirittura per anni!), date le enormi dimensioni coperte da queste decorazioni parietali. Fortunatamente (per noi), però, tutto questo impegno non è andato perduto, perché grazie alla geniale intuizione di imprigionare il colore all’interno dell’intonaco, possiamo ancora oggi godere di meravigliosi capolavori, immergendoci anche solo per un istante nello splendore di quei tempi lontani.

Dante Alighieri CopenaghenDiDante Alighieri Copenaghen

Culture & Creativity

Lo scorso 22 settembre si è svolto presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Copenhagen l’evento dal
titolo “Culture & Creativity as Key to Development, Danish and Italian applications: practical proposals in pursuit of best practices and excellence. CSR and cultural integration as key to innovation and value: Ideas that change the world”, organizzato dalla Società Dante Alighieri di Copenhagen in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, la Fondazione Internazionale Verso l’Etica – FIVE Onlus, ed HF Convention.
L’evento è stato fortemente voluto dalla Dante Alighieri che molto si è spesa sul territorio per la promozione della cultura italiana – dalla visione negli affari, alla lingua, alla cucina – allo scopo di rispondere alle recenti indicazioni della strategia del Sistema Italia per la corretta divulgazione degli elementi distintivi che caratterizzano la cultura italiana, e dunque portare l’italianità nel mondo
“La diffusione della cultura Italiana non passa solo attraverso la conoscenza della lingua ma anche nel tramite della consapevolezza di ciò che vuol dire essere italiano, che significa anche intuizione, genio e creatività. Raccogliendo i recenti input del Presidente della Dante Alighieri per una rivitalizzazione dei comitati nel perseguimento della mission, il comitato di Copenhagen ha proposto delle nuove iniziative per favorire una sempre migliore integrazione e valorizzazione della cultura italiana in Danimarca”, ha detto Pinuccia Panzeri, Presidente dell’Associazione Dante Alighieri a Copenaghen.
L’iniziativa, realizzata su proposta di Oriana Perrone, esperta economica del Ministero Italiano dello Sviluppo Economico, docente di Global Business Strategies e Corporate Social Responibility, associata della Società Dante Alighieri di Copenhagen, rappresenta un primo tavolo di confronto con imprese danesi e italiane, istituzioni e società civile, sul tema del come implementare modelli e processi per l’integrazione dell’etica nelle organizzazioni, dalla formazione ai progetti multi-stakeholders, per la generazione di una società etica e responsabile, dall’individuo all’organizzazione.
“La creazione di valore è un tema molto attuale e sul quale sia le organizzazioni italiane che danesi possono tranquillamente rappresentare esempi di eccellenza. Il legame tra una visione volta al sentito etico, propria di queste culture, e la necessità di avere modelli innovativi educativi, sociali, economici, e di impresa, per la generazione di benessere ed equità nella società attuale, è un fattore critico di successo per l’attuazione di iniziative di crescita economica e sociale. Identificarne gli elementi caratterizzanti, ed agevolarne la divulgazione, è importante per generare conoscenza e favorire la replicabilità delle best practices da parte di tutti ”, ha detto Oriana Perrone che è intervenuta in qualità di moderatrice dell’evento.
Le imprese presenti hanno raccontato gli aspetti più interessanti del core business legati a sistemi di
sostenibilità sociale ed ambientale, da Bio Pic a Ecco, condividendo criticità e valore aggiunto di chi sceglie
di operare responsabilmente sui mercati.
Mentre, la Copenaghen Business School ha sottolineato l’importanza di dialogare su questi temi, sia per la
società che per le imprese, ed ha sottolineato come la cultura determina la visione e dunque condiziona la
strategia e la gestione anche sotto il profilo etico dell’agire delle imprese.
Dall’altro lato, Five Onlus ha presentato un modello innovativo per la formazione all’etica, nell’individuo, cosi come nelle organizzazioni, come strumento per la gestione della complessità in uno scenario in cambiamento.
In particolare, Guy Michel Franca, ideatore del metodo e fondatore di Five, ha spiegato gli elementi
sostanziali della nuova metodologia.
Questo incontro è in linea con le recenti strategie del Sistema Italia per favorire la diffusione della Cultura
Italiana in tutte le sue forme, nei paesi esteri e per l’integrazione tra culture, oltre che l’apertura ai mercati
esteri delle imprese italiane.

L’iniziativa ha visto come la partecipazione e il contributo, tra gli altri, della Camera di Commercio Italo-
Danese che ha dato il patrocinio all’evento, di From Italy With Love, che ha realizzato un lunch
completamente sostenibile, dei media partner AIESEC e Ikos.

adminDiadmin

Seminario “Cultura e Creativitá”

 

Scarica qui il pdf in inglese con il programma

Cristina Tibo HansenDiCristina Tibo Hansen

Guerre e tempeste di mare. Mostra temporanea con preziosi relitti dalla Sicilia.

Glyptoteket,  Copenaghen.

Ultimo giorno: domenica 20 agosto 2017.

 

Sprofondandosi nel mare della Sicilia sono stati recuperati una serie di reperti archeologici di diversa manifattura, come bronzi,  anfore, armi,  che riflettono la grande varieta’ di produzione della antichita’.

I reperti coprono un periodo storico di quasi 3000 anni e testimoniano l’importanza del Mediterraneo nel mondo commerciale, culturale e di trasporti spesso  pericolosi. Questo anche a dimostrazione  che nel  passato il mondo era gia’   globalizzato.

Ieri giovedi’ 17 agosto l’Associazione Dante Alighieri di Copenhagen aveva invitato i suoi soci alla visita gratuita, guidata gentilmente dall’ispettore del Museo.

Ringraziamo Jan Kindberg Jacobsen per averci fatto conoscere i segreti archeologici delle acque siciliane e gli auguriamo un buon lavoro a Roma, dove presto si trasferira’ per conto della Glyptoteket, collaborando agli scavi del Foro di Cesare.

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Dante Alighieri CopenaghenDiDante Alighieri Copenaghen

Mostra a Venezia : Magister Giotto

Il programma delle celebrazioni per i 750 anni dalla nascita di Giotto è molto ricco.

Dal 7 luglio al 5 novembre ci sarà una grande mostra a Venezia dal titolo Magister Giotto nella monumentale Scuola Grande della Misericordia. Il visitatore verrà accolto  nell’immensa navata d’ingresso dall’imponente Croce del Presepe Greccio, ricostruita su ispirazione di quella dell’affresco. Le storie francescane di Assisi, la Cappella degli Scrovegni di Padova, i maestosi crocifissi e le altre opere del maestro realizzate a Firenze sono alla base dell’impianto narrativo del primo piano.

Giotto nasce a Firenze verso il 1266, Dante nel 1265. Secondo la tradizione era anche suo amico.

Dante nell’XI canto del Purgatorio cosí scrive:” …credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido sí che la fama di colui è scura”

Negli affreschi della Cappella Scrovegni a Padova, alcuni critici riconoscono Dante nel poeta con la corona d’alloro dorato che sta alle spalle dell’ autoritratto di Giotto.

A Giotto è inoltre attribuito uno dei più antichi ritratti di Dante.  Si trova nella Cappella del Podestà del Bargello. E’ l’ultima opera fiorentina iniziata dal pittore ma  terminat dai suoi aiutanti.